Spiriti, habitus e discoteche

Il progetto nasce dagli studi antropologici di Francesco Ronzon dedicati alla riflessione dell’arte coreutica, valorizzandone aspetti formali, sociali e ideologici.
Nello specifico si tratta di una trasposizione contemporanea sul ruolo svolto dalla danza e dalla musica nelle pratiche rituali degli immigrati haitiani a Brooklyn, la cui diaspora negli USA ha inizio negli anni ‘60 ed esplode in tutta la sua portata tra gli anni ‘70 e ‘90.
La danza ha un ruolo centrale nella vita sociale di Haiti. Il legame tra musica e danza è stato sfruttato a fini rituali, a scopo di ballo sociale o spettacolo folklorico. I confini tra questi due mondi coreutico-musicali non sono mai stati rigidi e altrettanto aperte e flessibili sono state le loro frontiere socio-culturali. Nel corso del tempo hanno incorporato alle loro logiche coreutiche a base africana numerosi elementi tratti sia da danze di corte e popolari francesi che dalle moderne danze americane.
Nella tradizione haitiana le danze svolgono un ruolo centrale in tutti i rituali volti ad invocare spiriti. E’ ballando che i praticanti entrano in trance e sono posseduti dagli spiriti, i quali, attraverso di loro, possono interagire con gli altri fedeli.
Nel loro insieme le danze eseguite all’interno delle cerimonie presentano almeno tre aspetti principali. Il primo riguarda lo spazio coreutico: il raggio d’azione del corpo del danzatore rispetto allo spazio si articola in modo centripeto come un cerchio attorno ad un totem posto al centro delle cerimonie.
Ad un secondo livello, le danze si inscrivono all’interno di una logica culturale per la quale il corpo del ballerino opera come un contenitore aperto a vari tipi di influenze “spirituali”. L'interpretazione che gli haitiani danno del fatto è della massima semplicità: un Iwa si insedia nella tet (testa) di un individuo dopo aver scacciato momentaneamente il suo gwo bon anj (grosso angelo buono, la base della coscienza) e, usando il suo corpo, agisce ed entra in relazione con gli altri fedeli.
Ad un ultimo livello, le danze e le musiche sono articolate in base agli specifici iwa ovvero spirito di riferimento, ogni spirito ha una sua danza e una sua musica.

1. CORPI
La banda si basa sull’articolazione di due unità motorie principali che formano elementi coreutici.
Prima unità: movimenti verso il basso del corpo - il corpo si radica a terra. Di contro a quanto avviene nello slancio verso l’alto perseguito dalla danza classica e occidentale.
Seconda unità: rotazione dei fianchi - i fianchi eseguono un tipico movimento rotatorio chiamato gouyad.
Da queste due unità ogni danzatore aggiunge elementi che ritiene opportuni - queste variazioni sono riconoscibili tanto da essere veri e propri pattern.
Primo pattern: pis chien - pipì di cane. Il danzatore alza in alto una gamba con le ginocchia piegate. In questo momento la banda è nella fase ludico-sociale. Variazione più importante: kasè - rottura. Questo movimento coinvolge danzatori e percussionisti e si tratta di una vera e propria rottura del ritmo, corrisponde alla sincope. Simboleggia la trance dei danzatori e l’arrivo degli spiriti nella loro testa.
Nello yas la rottura si crea con un colpo di bacino indietro e in avanti. Si tratta di una rottura ritmica del dialogo.

2. IMPARARE A MUOVERSI
Nel suo insieme la banda costruisce un dialogo tra ritmo e musica eseguendo pattern - variazioni. Il ballerino è definito più o meno rek (rozzo) in base a queste caratteristiche:
- piegamento delle ginocchia insufficiente
- insufficiente movimento nello spazio
- rigidità delle pulsazioni.
I ballerini haitiani immigrati a NY hanno un modo di apprendimento informale: non vi è un unico allenatore che impartisce un insegnamento, anzi le danze avvengono in gruppo e solitamente le madri/padri ballano con i figli. Muoversi insieme dà vita ad un avvicinamento cinestetico, in cui l’obiettivo della danza non è l’estetica ma l’implicazione cerimoniale.

3. DISCOTECHE
Habitus: matrice di azione in cui si esibiscono i danzatori. La logica di un habitus è quella delle improvvisazioni regolate.
Habitus coreutico relativo alla banda: nascondimento della banda in attività sociali interne alla comunità: discoteche, party... In modo più sobrio i ballerini haitiani riproducono in discoteca i pattern più tradizionali della banda. I vouduisti inoltre occupano lo spazio in maniera più libera e disordinata degli altri avventori della discoteca. Assistiamo a una conversione dell’habitus in un ambiente totalmente estraneo alla danza vudou.

4. CONCLUSIONI
La danza è un sapere sociale che non si trasmette a parole e il danzatore porta inscritto nel suo linguaggio muto dei movimenti la vita, la storia e le istituzioni del suo contesto sociale.

5. MUSICA Ritorno al rito e agli affetti
La danza contemporanea occidentale è lo specchio e l'evoluzione della banda, mentre le forme aperte di alcune tecniche voudu anticipano principi di composizione e pratiche di danza contemporanea diffuse e condivise solo negli ultimi 20 anni.
La proposta artistica ridefinisce gli stessi principi considerando il rito come un progressivo passaggio da uno stato di coscienza a incoscienza, ovvero stato di trance in cui si manifestano gli effetti che la musica produce sull’animo umano . Le influenze spirituali vengono, così, collegate alla sfera emotiva ed in particolare alle passioni dell’animo umano tradotte in musica secondo canoni occidentali che prendono ispirazione dallla teoria degli affetti di epoca rinascimentale. Ogni iwa si basa sul rapporto tra la musica, i sentimenti che essa rappresenta e gli effetti che produce sull'animo umano, una sorta di “catalogo” dei toni musicali che imita le passioni umane e i fenomeni naturali, rimarcandoli con particolari figure retoriche musicali, dissonanze e cromatismi.
In scena ogni carattere si definisce sulla base di azioni apparentemente isolate, ma in realtà strettamente connesse provocando reazioni a catena e forme ibride tra suono e parola, azione e danza, utilizzando i pattern coreografici della banda.
Strumenti classici affiancati da suoni campionati riempiono lo spazio d’azione dando vita ad una performance live elettroacustica, che ha come obiettivo la ricerca di una nuova ritualità. Corpo e suono si fanno interpreti paritetici di un'unica partitura per evocare forme e immagini, continuando a chiamarsi e influenzarsi a vicenda: un'associazione visiva, logica e appassionata. Attraverso una coreografia concepita come una trama che si estende in un linguaggio musicale decisivo per delineare gli “affetti-spiriti” del nuovo millennio: la partitura segue le condotte interiori degli interpreti dando a ciascuno pochi tratti che ne marcano i caratteri e gli umori agli occhi degli spettatori.