photo credits Francesca Marra

Swaën

coreografia e danza di Camilla Monga
musica eseguita dal vivo Filippo Vignato e Emanuele Maniscalco
liberamenta ispirata da Il Cigno di Camille Saint-Saëns
creative producer Marco Burchini
produzione VAN
coproduzione Operaestate Festival Veneto e Centro per la Scena Contemporana CSC, Festival Bolzano Danza in ambito del progetto
Swans never die, che vede coinvolti i seguenti partner Lavanderia a Vapore/Piemonente dal Vivo, Triennale Milano, Teatro Grande di Brescia, Torinodanza Festival; “Memory in Motion. Re-Membering Dance History (Mnemedance)” - Università Ca’ Foscari Venezia; Ecole Universitaire de Recherche CREATES e Centre Transdisciplinaire d’Epistémologie de la Littérature et des Arts Vivants, Université Côte d’Azur.

Il progetto Swans never die propone di guardare a La morte del cigno come a un campo di sperimentazione di stili, tecniche, identità e culture tra reinvenzione e citazione, e tra storia e memoria, per far conoscere al pubblico di oggi le molte forme di esistenza della danza nel tempo.
Camilla crea a tal proposito Swaën, nel quale invita due musicisti per reinterpretare la stessa partitura, realizzando una composizione in parte scritta e in parte improvvisata.
L'improvvisazione gioca sullo stesso tema della partitura di Camille Saint-Saëns, diventando così una nuova rivisitazione. In questo Camilla traduce perfettamente lo stesso principio, mostrando a livello coreografico passi all’interno di una struttura che si rende via via sempre più complessa e si ripete inserendo continue variazioni durante tutta la performance.
Musica e danza rievocano la libertà interpretativa della storica danzatrice Anna Pavlova che testimonia come anche all’epoca la scrittura coreografica potesse basarsi sull’improvvisazione e fosse inscindibile dalla soggettività dell’interprete.
Il titolo Swaën è una parola inventata che unisce graficamente il nome del compositore Saint Saëns alla parola Swan diventando manifesto di un'opera aperta che parte dalla stesso riferimento storico e si arricchisce grazie a nuove interpretazioni per affermare il valore sempre prezioso del dialogo immediato tra partitura musicale e coreografica.

photo credits Francesca Marra